Filippo Coli

FILIPPO COLI, L’IMPORTANZA CRESCENTE DELLA FINANZA

Fratello di Gianluca Coli, Filippo Coli si occupa della parte amministrativa, gestionale e finanziaria. Fa parte della generazione che ad oggi guida Cantine Coli e gestisce una delle attività più importanti e strategiche dell’azienda.
Se il mondo del vino fosse fermo alla fine degli anni ’80, quando le cose erano già complesse ma comunque gestibili, il ruolo di Filippo Coli nel cuore dell’azienda sarebbe stato importante, ma non così importante come si è rivelato con il passare degli anni. 

E’ più o meno a partire dagli anni ’80 che alle leggi e normative regionali ed italiane, si sono aggiunte progressivamente quelle europee e poi quelle legate alla globalizzazione del mercato e poi quelle legate all’aprirsi dei nuovi mercati sui paesi emergenti. Ognuno di questi step è stato accompagnato da una continua aggiunta ( mai sottrazione!) di leggi e normative, di obblighi e disposizioni: per farla breve un vero rompicapo.

“Quando sono uscito dalle scuole superiori, per la precisione Ragioneria, ero già entrato ampiamente nel vissuto dell’azienda. Non dico di essere stato tirato su a pane e vino, ma di vino e di produzione ne ho sentito parlare fino da quando ho i primi ricordi. Spesso con mio fratello siamo andati in giro per poderi con il babbo, così le vendemmie e tutte le fasi della produzione in vigna erano per noi un’occasione di gioco e di divertimento.”

“In azienda, ho cominciato ad andare a curiosare più tardi, ma ho sempre trovato più confacente alla mia indole e ai miei interessi occuparmi dei numeri, del controllo attraverso i dati. Ma questo agli inizi era ancora molto rudimentale, quando siamo entrati io e Gianluca insieme ai nostri cugini Blinda Coli e Giacomo Coli l’azienda non era certo quella che si può vedere adesso.”

“Certo era già una macchina oliata, che lavorava bene con buoni contatti ma era ancora tutto su cartaceo, i primi computer sono arrivati alla fine degli anni ’80, e anche il gestionale era veramente rudimentale. Poi quel mondo, un po’ abituato a vivere di consuetudini, si è improvvisamente svegliato e si è messo a galoppare: da un lato c’era l’interesse crescente del mercato interno sempre più incuriosito dai vini, dalle etichette, dai vitigni, dall’altra la grande distribuzione che cominciava a riservare spazi sempre più importanti. E poi sono arrivati in numero crescente i distributori all’estero.”

“Come se non bastasse, proprio a cavallo del millennio, la finanza e le banche hanno cambiato tutto il loro modo di operare. Il denaro, i finanziamenti hanno preso ad essere sempre importanti nella crescita e nello sviluppo dell’azienda, che non è più a cicli, ma continuativo. La conseguenza è che non ci si può più fermare, ogni giorno arrivano report del venduto sugli scaffali: tutto viaggia con scadenze sempre più ravvicinate.”

“E quindi la finanza – prosegue Filippo Coli – è entrata di forza nel nostro mondo. Basti pensare a quanti gruppi, magari con business lontani anni luce dalla vitivinicoltura, hanno investito a Bolgheri, o qui nel Chianti solo per avere un ritorno di immagine. Per non parlare dei casi come Dolce e Gabbana, o di Sting, solo per citare quelli che appaiono più frequentemente sui media.” 

“Anche se la vigna è (per fortuna) un luogo benedetto dove la natura fa il suo corso, ormai per muoversi bene nel mondo del vino, bisogna sapersi muovere a 360° e nessun aspetto può essere sottovalutato, men che meno la finanza. E quindi eccoci qui, presenti 24 ore su 24 per mercati che non dormono mai.”

E non bisogna dimenticare che Cantine Coli di cui Filippo Coli gestisce la parte amministrativa e finanziaria non produce magliette o pezzi di plastica, produce vino che com’è noto è un alimento e come tale è sottoposto (anche giustamente) a delle attenzioni e normative ancora più stringenti e severe.

Forse può bastare un esempio per chiarire il concetto: se guardate il retro dell’etichetta del vino (diciamo per esempio 10 x 10 centimetri di media) per legge deve poter, in modo chiaro e verificabile, riportare obbligatoriamente:

  • le Indicazioni del nome del vino, inteso come nome della regione determinata o della zona geografica
  • più la sigla di classificazione tipo: “Denominazione di Origine controllata” D.O.C.; o IGT oppure la categoria come Vino da tavola, Vino frizzante, ecc…
  • il nome e la ragione sociale dell’imbottigliatore e sua sede
  • la gradazione alcolica (nel caso dei vini amabili dolci anche il residuo di zucchero)
  • il quantitativo di prodotto espresso in litri, centilitri o millilitri
  • il lotto di produzione del vino, cioè quando è stato imbottigliato;
  • le diciture “Contiene Solfiti” per i vini che contengono più di 10 mg/litro di anidride solforosa (cioè tutti i vini in commercio
  • poi, a discrezione del produttore, indicazioni che illustrano pregi e le qualità del vino: tipo adatto a formaggi cacciagione, temperatura e modalità di servizio.

In poche parole, come ci fa notare Filippo Coli: “Ogni singola bottiglia che esce dalle Cantine Coli non solo deve essere tracciabile ma deve riuscire a dare informazioni e indicazioni al consumatore. Tutto questo se confrontato con quanto avveniva non molto tempo fa, ci dà la misura di quanto si è andato complicando il mondo della produzione e della distribuzione del vino. L’unico modo per rimanere al passo e riuscire a vincere le sfide che ogni giorno ci attendono è quella della formazione, dell’aggiornamento costante e dell’innovazione, esattamente come stiamo facendo noi”.

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